Tre dirigenti di Google condannati per violazione della privacy

Con la sentenza 24 febbraio-2 aprile 2010 n. 1972 il Tribunale di Milano, IV Sez. Penale, ha condannato tre dirigenti del famoso motore di ricerca Google per violazione della privacy con riferimento ad un video caricato sulla piattaforma “Google Video”.Il filmato in questione, risalente al mese di maggio 2006, mostrava un ragazzo disabile insultato e malmenato da alcuni compagni di un liceo torinese; il video, caricato all’interno del motore di ricerca nei primi giorni del mese di sttembre 2006, vi rimaneva fino alla successiva rimozione avvenuta il 10 novembre dello stesso anno. Con riferimento a tali fatti veniva chiesto l’accertamento della responsabilità penale dei dirigenti di Google Video e di Google Italy, in concorso fra di loro, per illecito trattamento dei dati sensibili ai sensi dell’art. 167 del D.Lgs. 196/2003. Come risaputo, infatti, il trattamento dei dati personali da parte di privati o di enti pubblici economici è ammesso solo dietro consenso espresso del soggetto interessato (art. 23 D.Lgs. 196/2003) e l’art. 167 del Decreto in questione prevede che “Chiunque, al fine di trarne per sé o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione di quanto disposto dagli articoli 18, 19, 23  […] è punito, se dal fatto non deriva nocumento, con la reclusione da sei a diciotto mesi o, se il fatto consiste nella comunicazione o diffusione, con la reclusione da sei a ventiquattro mesi“. Secondo il Giudice milanese il gestore o il proprietario di un sito web che effettui anche solo una delle attività di raccolta, elaborazione, selezione, utilizzo, diffusione o organizzazione dei dati sensibili è da ricondurre nella posizione di chi tratti i dati in questione. La sentenza in commento stabilisce, pertanto, l’importante principio secondo cui “non esiste, in materia, una zona franca (dal punto di vista oggettivo) che consenta ad un qualsiasi soggetto (persona fisica o meno che sia) di ritenersi esente dall’obbligo di legge, nel momento in cui venga, in qualsiasi modo, in possesso di dati sensibili“. Nonostante, infatti, non esista un obbligo di legge esplicito che imponga agli ISP (Internet Service Provider) un controllo preventivo sulla sconfinata mole di dati che passano ogni secondo nelle maglie dei gestori o dei proprietari di siti web, non esiste nemmeno la sconfinata prateria di internet, dove tutto è permesso e niente può essere vietato.

Fonte: www.altalex.com