Norme definitive in materia di “Made in Italy e prodotti interamente italiani”

Nella Gazzetta Ufficiale n. 274 del 24 novembre 2009 è pubblicata la Legge 20 novembre 2009 n. 166 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 settembre 2009, n.135 recante Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di Giustizia delle Comunità europee.

L’articolo 16 della presente legge di conversione aggiunge il comma 8-bis al corrispondente articolo del citato decreto-legge 135/09, che aveva introdotto nel nostro ordinamento nuove norme in materia di “Made in Italy e prodotti interamente italiani”, divenute ad oggi definitive.

Ecco la disciplina attuale:

  1. Viene introdotta la nozione di prodotto interamente italiano (“realizzato interamente in Italia”), classificabile come made in Italy, riservandola ai soli prodotti o merci per i quali “il disegno, la progettazione, la lavorazione ed il confezionamento sono compiuti esclusivamente sul territorio italiano”.
  2. Viene punito con le pene previste dall’articolo 517 del codice penale per la “vendita di prodotti industriali con segni mendaci”, aumentate di un terzo, (reclusione fino a 2 anni e 8 mesi e multa fino a € 26.600 circa), chiunque utilizzi, in modo ingannevole, indicazioni di vendita ovvero segni o figure che inducano il consumatore a ritenere – erroneamente – che il prodotto sia realizzato interamente in Italia.
  3. Viene introdotta e punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da € 10.000 ad € 250.000, una nuova ipotesi di “fallace” indicazione di provenienza italiana di un prodotto, che si aggiunge a quella già prevista e sanzionata, ai sensi dell’articolo 517 del  codice penale, dall’articolo 4 comma 49 della Legge 350/2003, recante la normativa a tutela del Made in Italy. In base a quest’ultima disposizione “costituisce fallace indicazione, anche qualora sia indicata l’origine e la provenienza estera dei prodotti o delle merci, l’uso di segni, figure o quant’altro possa indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana”. La nuova norma introduce il caso di fallace indicazione tramite “l’uso del marchio, da parte del titolare o del licenziatario, con modalità tali da indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana ai sensi della normativa europea sull’origine”; la fattispecie in questione si configura nel caso in cui non vi siano indicazioni precise ed evidenti sull’origine o provenienza estera o comunque sufficienti ad evitare qualsiasi fraintendimento del consumatore sulla effettiva origine del prodotto, ovvero nel caso in cui il prodotto sia immesso in commercio senza le informazioni sulla effettiva origine estera del prodotto, che il titolare o il licenziatario del marchio hanno l’obbligo di attestare. E’ stato evidenziato, (Professor Cesare Galli dell’Università di Parma), come questa nuova fattispecie, nonostante sia sanzionata a livello amministrativo, risulti più grave di quella già prevista, che sanziona penalmente l’uso fallace e fuorviante del marchio aziendale ai sensi della disciplina sulle pratiche commerciali ingannevoli. Inoltre, è stato osservato che le sanzioni amministrative, costituiscono un valido e rapido supporto al contrasto del fenomeno della contraffazione, grazie al fatto che tali sanzioni, per loro natura, non necessitano di prova di colpa grave o di cattiva fede.
  4. Per la nuova ipotesi di fallace indicazione di provenienza, è sempre disposta la confisca amministrativa del prodotto o della merce, salvo che le indicazioni sulla effettiva origine o provenienza estera vengano apposte, a cura e spese del titolare o del licenziatario responsabile dell’illecito, sul prodotto o sulla confezione o sui documenti di corredo per il consumatore.
  5. Viene abrogato l’articolo 17, comma 4 della legge 23 luglio 2009, n. 99 che vietava qualsiasi apposizione di marchi di aziende italiane su prodotti realizzati all’estero, a meno che non fosse indicata l’effettiva provenienza geografica di essi con caratteri evidenti o con altra indicazione sufficiente ad evitare qualsiasi errore sulla loro effettiva origine estera.
  6. La legge di conversione aggiunge all’articolo 16 del decreto-legge 135/09, dopo il comma 8, il seguente:

«8-bis. Al fine di consentire una maggiore competitivitB dei prodotti agro-alimentari italiani e sostenere il made  in Italy, dopo il comma 2 dell’articolo 1 del decreto legislativo 19 novembre 2004, n. 297, sono inseriti i seguenti:
“2-bis. Non si realizza la fattispecie sanzionabile ai sensi del comma 2 nel caso in cui il soggetto immesso nel sistema di controllo sia stato autorizzato alla smarchiatura ai sensi del regolamento emanato, previa approvazione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, dal Consorzio di tutela ovvero, in mancanza del provvedimento di riconoscimento del Consorzio, dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e non abbia usufruito, per il prodotto smarchiato, di contributi pubblici. Con apposito decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali sono individuate le condizioni e le modalitB legate all’attivitB di smarchiatura.

2-ter. L’autorizzazione alla smarchiatura del prodotto deve essere comunicata dal soggetto   interessato all’organismo di controllo e non esonera dagli obblighi pecuniari nei confronti del Consorzio di tutela e della struttura di controllo“».