Corte di Cassazione: tutela penale allargata per gli oggetti di design

Con la sentenza n. 6254 del 21 febbraio 2011 la Corte di Cassazione, Terza Sezione Penale, ha statuito che il reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci di cui all’art. 517 del c.p. è configurabile anche con riferimento ai prodotti qualificabili come “oggetti di design”.Nella decisione citata la Cassazione rileva, innanzitutto, che la giurisprudenza ha da tempo definito l’ambito di operatività dell’art. 517 c.p.: è stato, in particolare, precisato che “per la configurabilità del reato non sono richiesti la registrazione o il riconoscimento di un marchio né, tantomeno, la sua effettiva contraffazione o la concreta induzione in errore dell’acquirente sul prodotto acquistato, essendo sufficiente la mera attitudine a trarre in inganno il consumatore sulle caratteristiche essenziali del prodotto (cfr. al riguardo Sez. III n. 23819, 9 giugno 2009) e che il bene giuridico oggetto di tutela non è l’interesse dei consumatori o quello degli altri produttori, ma quello generale attinente all’ordine economico, tanto che la messa in vendita o in circolazione di prodotti con segni mendaci determina, di per sé, una lesione effettiva e non meramente potenziale della lealtà degli scambi commerciali”.

Tali principi trovano peraltro riscontro nella collocazione del reato nel Codice Penale tra i delitti contro l’industria e il commercio, diversamente da quelli di contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti modelli e disegni (articolo 473 c.p.) e di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi (art. 474 c.p.) inseriti fra i delitti contro la fede pubblica. Prosegue, quindi, la Cassazione rilevando che “certamente il reato in questione [art. 517 c.p., vendita di prodotti industriali con segni mendaci] può configurarsi anche con riferimento ai prodotti individuabili, come nella fattispecie, in “oggetti di design”. E’ noto, infatti, che con tale denominazione sono comunemente individuati manufatti, prodoti anche in serie, il cui elemento caratterizzante si può dire individuato, principalmente, nel particolare profilo estetico, nelle singolari caratteristiche funzionali o di progettazione ovvero dalle particolari metodologie di lavorazione e produzione applicate. […] Gli oggetti di design, la cui produzione si contraddistingue per la stretta correlazione tra aspetti prettamente industriali e sensibilità artistica dell’autore che ne determinano la originalità e la riconoscibilità da parte dei consumatori, ancorché interessati ad uno specifico ambito commerciale, traggono da tale peculiarità il loro segno distintivo che ne consente l’esatta individuazione e, conseguentemente, garantisce la loro originalità e la provenienza da un determinato produttore”. Sulla base di tali considerazioni la Corte di Cassazione Penale ha confermato la pronuncia di secondo grado della Corte di Appello, che aveva condannato due imputati per il reato di cui all’art. 517 c.p. con riferimento a particolari oggetti di arredamento prodotti in serie e pertanto numerati singolarmente.

Fonte: www.filodiritto.com