Violazione di copyright: la semplice detenzione di software pirata non è sufficiente per la condanna penale

Con una sentenza del 15 novembre 2010 il Tribunale Penale di Roma (V Sez.) ha assolto un imprenditore italiano accusato del reato di abusiva duplicazione o di detenzione di file sprovvisti di licenza d’uso.La Guardia di Finanza aveva infatti reperito, presso la sede dell’azienda, 250 software privi di licenza (fra cui prodotti Microsoft, Symantec, Adobe) distribuiti su 103 computer, oltre ad una serie di file crack su un server, utilizzabili per aggirare le protezioni di quegli stessi software. L’imprenditore aveva sostenuto, durante il processo, di non sapere chi avesse installato quei software sui computer della sua azienda. Il Tribunale di Roma ha ritenuto, nella citata sentenza, che la sola detenzione di software sprovvisti di licenza o con licenza scaduta (e quindi pirata) non configura tout court il reato di violazione di copyright; senza la prova della duplicazione del software da parte dell’imprenditore e senza quella dell’effettivo uso dei crack sulle singole macchine, dunque, il fatto non sussiste. E proprio sulla base di tale motivazione il Tribunale di Roma ha assolto l’imputato con formula piena perché il fatto non sussiste. Secondo l’Avv. Fulvio Sarzana, esperto di diritto delle nuove tecnologie e difensore dell’imprenditore, si tratta di una sentenza che rappresenta una grave sconfitta per Microsoft e per la BSA (Business Software Alliance, associazione che riunisce le multinazionali del software) e che, per le sue motivazioni, renderà più difficile la lotta alla pirateria.

Fonte: www.ilsole24ore.com