Vendita con segni mendaci (art. 474 c.p): la responsabilità penale sussiste anche se il marchio non è stato registrato o l’acquirente non è stato, in concreto, ingannato

La sentenza n. 25073/2010 del 2 luglio 2010 della seconda sezione penale della Cassazione ha stabilito che la vendita con segni mendaci è punibile ai sensi dell’art. 474 c.p. anche nel caso in cui il marchio non sia stato registrato ed anche se l’acquirente non risulti, in concreto, essere stato ingannato.La vicenda nasce da una imputazione di ricettazione e vendita di prodotti industriali con segni mendaci in relazione alla detenzione di un quantitativo di accendini; alla iniziale pronuncia di condanna del Tribunale Monocratico di Sassari segue la assoluzione emessa dalla Corte di Appello di Cagliari perché il fatto non sussiste. La Corte di Appello motiva la propria decisione con la presunta esistenza di una carenza probatoria (nella specie cattiva qualità della riproduzione documentale del prototipo coperto da brevetto) che avrebbe reso incerto il raffronto con la partita di accendini sequestrati. Il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Cagliari ricorre contro la pronuncia di assoluzione e la Corte di Cassazione accoglie il ricorso. La seconda sezione della Corte di Cassazione precisa, in particolare, che ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 474 c.p. è necessaria e sufficiente l’idoneità della falsificazione a ingenerare confusione con riferimento non solo al momento dell’acquisto ma anche alla sua successiva utilizzazione, a nulla rilevando che il marchio, se notorio, risulti o meno registrato. La fattispecie di reato di cui all’art. 474 c.p. è volta a tutelare in via principale non la libera determinazione dell’acquirente ma la pubblica fede, intesa come affidamento dei cittadini nei marchi o segni distintivi e, trattandosi di reato di pericolo, per la sua configurazione non è dunque necessaria l’avvenuta realizzazione dell’inganno.

Fonte: www.gadit.it