Riconosciuto il diritto d’autore degli editori anche su Internet: il Tribunale di Roma ordina a YouTube di rimuovere tutto il materiale relativo al “Grande Fratello”

Nel Luglio 2008 Mediaset, l’azienda italiana del gruppo Fininvest, si era rivolta al Tribunale di Roma chiedendo che fosse rispettato integralmente il diritto d’autore delle proprie trasmissioni, con la conseguente rimozione dai due portali Internet di proprietà della società statunitense Google Inc. (principalmente nota per il suo motore di ricerca “Google”) “Google Video” e “YouTube” – quest’ultimo il più noto sito web di condivisione di video on-line al mondo, acquistato da Google Inc. alla fine del 2006 – di tutti i filmati caricati dagli utenti dei siti web in questione senza l’autorizzazione di Mediaset.

L’art. 156 della Legge n. 633 del 1941 sul diritto d’autore consente infatti ai titolari dei diritti sulle opere protette dalla stessa Legge, di richiedere all’autorità giudiziaria di ordinare all’ ”intermediario della comunicazione” i provvedimenti necessari a porre fine ad una violazione dei propri diritti, da chiunque perpetrata ed a prescindere da qualsivoglia responsabilità dell’intermediario medesimo.

Il 16 Dicembre 2009 la Nona Sezione del Tribunale civile di Roma, accogliendo le richieste di Mediaset, ha condannato Google Inc. alla rimozione immediata dai propri server (cioè dalle macchine che trattano ed immagazzinano i dati) ed alla conseguente immediata disabilitazione all’accesso, di tutti i contenuti illecitamente caricati dagli utenti dei due siti web in questione, relativi agli spezzoni del celebre reality show “Grande Fratello” trasmesso dalla rete televisiva Canale 5, che costituisce il contenuto Mediaset più cliccato su Internet e del quale la stessa Mediaset è titolare esclusiva, nel territorio dello Stato, di tutti i diritti di utilizzazione e di sfruttamento economico, in particolare della versione italiana a mezzo Internet. Così, dopo Sky, a cui è stata sottratta la diretta integrale, ora vedremo scomparire il “Grande Fratello” anche da YouTube: Mediaset  intende sfruttare al massimo il mercato del reality show più importante e famoso della televisione italiana senza concessioni ad altri editori. Infatti le trasmissioni televisive che venivano rimandate in onda parzialmente o integralmente tramite Google Video e YouTube esponevano Mediaset – come si legge nell’ordinanza del Tribunale di Roma – “a danni gravi ed irreparabili per il rischio di perdere quote di mercato rilevanti, anche sotto il diverso profilo della pubblicità, senza contare il danno d’immagine per la lesione del carattere di esclusività, con un notevole sviamento di clientela per il programma reality show più famoso e seguito della TV italiana, dal momento che ciò che gli utenti trovano sui siti delle resistenti a titolo gratuito non lo andranno a cercare a pagamento sulle utenze pay tv” della ricorrente.

Con grande soddisfazione di Mediaset, “l’ordinanza del Tribunale di Roma oltre ad aver accolto per la prima volta le richieste dei broadcaster e degli editori a vedere tutelati i diritti e l’esclusività dei propri contenuti, generati con importanti investimenti che finanziano l’intero sistema dell’informazione e dell’intrattenimento internazionale, fornisce indicazioni chiare sul ruolo dei siti come YouTube che “non sono dei semplici ‘provider di spazi web’ ma veri e propri editori che devono rispondere alle regole come tutti gli altri media. Anche YouTube ha quindi la responsabilità dei contenuti che sfrutta pubblicitariamente”, considerato il fine puramente commerciale della diffusione di un programma notoriamente conosciuto come il “Grande Fratello” su pagine web nelle quali vi è una notevole pubblicizzazione commerciale.
A nulla sono valse le giustificazioni di Google Inc., il quale asseriva di non avere alcuna responsabilità sul materiale caricato, essendo un semplice “host provider” che mette a disposizione lo spazio web su cui gli utenti gestiscono i contenuti dagli stessi caricati. A sua difesa, il noto proprietario dei siti incriminati si è sempre appellato, in materia di contenuti lesivi del diritto d’autore, al Digital Millennium Copyright Act (DMCA), una Legge degli Stati Uniti d’America sul copyright in vigore dal 1998, che prevede che i proprietari dei siti web non siano responsabili per le questioni relative al copyright del materiale uploadato da altri sul loro sito, fino a che non ne sia richiesta la esplicita ed immediata rimozione da parte dei detentori del diritto d’autore. Nel caso specifico tuttavia, ad avviso del giudice, Google Inc. non si limita semplicemente a fornire lo spazio web agli utenti, ma organizza la gestione dei contenuti video, anche a fini di pubblicità, e nonostante le ripetute diffide e le azioni giudiziarie intraprese da Mediaset che rivendicava la paternità e la titolarità dell’opera, e nonostante la consapevolezza di tale titolarità in capo a Mediaset, ha continuato la trasmissione del “Grande Fratello” nei propri siti Internet, programmandone e disciplinandone la visione.
Il passaggio è importante, in primo luogo perché per la prima volta si tiene conto della responsabilità legale di quanto caricato da terzi, obbligando di fatto Google Inc. ad un controllo serrato su tutto quanto viene inserito nei siti web di sua proprietà dagli utenti, rispondendo pertanto in maniera diretta di eventuali violazioni, ed in secondo luogo perché il giudice ha riconosciuto la stessa Google Inc. colpevole della violazione dei diritti sui contenuti appartenenti a Mediaset, ove si consideri che nei siti web in questione è possibile anche scegliere le singole parti di trasmissione (un giorno, un episodio particolare), condannandola a rimuovere dai propri server tutti i video illecitamente caricati.

La tesi della mera intermediazione, dalla quale discenderebbe una generale irresponsabilità del gestore del sito web riguardo ai contenuti in esso caricati dagli utenti, diviene irrimediabilmente insostenibile in relazione ai fatti che hanno generato questa vicenda. Infatti Google Inc. non può essere considerato un mero intermediario di hosting (e quindi un “host provider”) che si limita a mettere a disposizione un servizio web e quindi ad agire a richiesta del destinatario del servizio stesso, svolgendo in tal modo  una mera intermediazione tecnica, ma compie un qualcosa di più: agisce come un vero e proprio “content provider” e cioè come un gestore-produttore di contenuti, con tutte le relative conseguenze in termini di responsabilità, anche penale, per i contenuti immessi sui siti web di sua proprietà. Infatti, visto che su tali siti, i dati caricati dagli utenti vengono raccolti, elaborati, selezionati, utilizzati, diffusi ed organizzati ad opera dello stesso Google Inc., in qualche modo questi contribuisce a fare propri i dati entrati in suo possesso, che dunque non costituiscono più un flusso indistinto che non si conosce e non si ha né il modo né l’obbligo di conoscere e che pertanto esonera da ogni responsabilità chi lo gestisce.
E’ innegabile ed evidente dunque la responsabilità di Google Inc., secondo l’ordinanza del Tribunale di Roma, che segue l’orientamento della giurisprudenza nel senso di “una valutazione caso per caso della responsabilità del provider che seppure non è riconducibile ad un generale obbligo di sorveglianza rispetto al contenuto non ritenendosi in grado di operare una verifica di tutti i dati trasmessi che si risolverebbe in una inaccettabile responsabilità oggettiva, tuttavia assoggetta il provider a responsabilità quando non si limiti a fornire la connessione alla rete, ma eroghi servizi aggiuntivi (per es. caching, hosting) e/o predisponga un controllo delle informazioni e, soprattutto quando, consapevole della presenza di materiale sospetto si astenga dall’accertarne la illiceità e dal rimuoverlo o se consapevole dell’antigiuridicità omette di intervenire”.

Il giudice ha pertanto assoggettato Google Inc. all’obbligo di vigilare sui contenuti creati e caricati dagli utenti sui siti web di sua proprietà come un vero e proprio editore, su cui ricade la responsabilità di quanto pubblicato, e non sarà Mediaset a dover indicare i video oggetto di contestazione già pubblicati e quelli ulteriori eventualmente pubblicati successivamente al provvedimento, bensì lo stesso motore di ricerca a doverli identificare e a rimuoverne gli effetti, cosa che Google Inc. ritiene praticamente impossibile, non potendo certo accollarsi – visto il considerevole numero di video caricati in ogni momento sui propri siti web dagli utenti – un’attività di controllo e di accertamento di quanto viene immesso in rete da altri soggetti. Google Inc. a tal proposito, ha già da tempo offerto ai detentori dei diritti, strumenti efficaci per gestire se e come i loro contenuti debbano essere resi disponibili, in particolare il sistema VideoID, che la Rai ha scelto di utilizzare, per tenere sotto controllo i filmati ma Mediaset non ha voluto avvalersene, ed ora Google Inc. si trova nella scomoda posizione di dover adempiere ad un ordine a cui  non è in grado di far fronte con i normali mezzi a sua disposizione. A mettere fine ad ogni problema sul copyright, anche in Italia, dovrebbe pensarci la tecnologia: come ha annunciato qualche tempo fa il Chief Executive Officer di Google Inc. Eric Schmidt, YouTube si doterà presto di un filtro (denominato Claim You Content) che identificherà e bloccherà automaticamente i contenuti protetti da copyright immessi dagli utenti.

Infine nell’ordinanza, il giudice ha rigettato la tesi sostenuta da Google Inc. secondo cui, trattandosi di semplice servizio di “hosting provider”, la competenza di un eventuale pronunciamento sarebbe spettata ad una corte americana, in base alla tesi che identifica come luogo “teatro” dell’azione illecita il territorio USA, dove sono ubicati i server del servizio che ospitano i file illecitamente caricati. Il Tribunale ha invece ritenuto di poter attrarre a sé la competenza a decidere, valorizzando l’elemento del locus commissi delicti di cui all’art. 5.3 della Convenzione di Bruxelles, cioè del luogo in cui è avvenuto l’evento dannoso e si sono verificati gli effetti pregiudizievoli per il titolare dei diritti lesi, che, nella fattispecie, non è quello in cui le immagini sono state caricate sui server ma quello in cui Mediaset ha la propria sede, esercita la propria attività commerciale ed i propri diritti, cioè l’Italia.

Contro questa ordinanza del Tribunale di Roma, YouTube aveva presentato reclamo ma lo stesso Tribunale il 12 Febbraio 2010 lo ha respinto, confermando il provvedimento emesso in data 16 Dicembre 2009.
La decisione, come sostiene Mediaset, rafforza il principio della tutela del diritto d’autore e della proprietà intellettuale. Un principio che finalmente diventa patrimonio di tutti gli editori e potrà essere applicato nei confronti di ogni sito web che viola la proprietà dei diritti altrui. Anche i siti come YouTube devono rispondere alle consuete regole commerciali: contrariamente a quanto avveniva finora, da oggi solo chi investe in contenuti ha il diritto di sfruttarli economicamente anche on-line attraverso la raccolta pubblicitaria o altre fonti di ricavo. Ne consegue, e l’ordinanza lo stabilisce espressamente, che gli oneri tecnologici per ottenere il rispetto di tali diritti non possono essere a carico di chi ne è titolare. Da oggi si apre dunque una nuova era per tutti gli editori italiani che potranno stringere rapporti economici con gli operatori Internet, ognuno nel rispettivo ruolo, sulla base di un nuovo contesto di regole chiare e definite.