Il marchio denominativo “CANNABIS” per birra e bevande alcoliche deve essere considerato come descrittivo, e dunque nullo, e non semplicemente allusivo

Il Tribunale di Primo Grado delle Comunità Europee si è pronunciato in data 19 novembre 2009 nella causa T-234/06 avente ad oggetto un ricorso proposto contro la decisione della seconda commissione di ricorso dell’UAMI 29 giugno 2006 relativa ad un procedimento di nullità del marchio denominativo CANNABIS.Questi i fatti. In data 12 febbraio 1999 il ricorrente Sig. Torresan depositava una domanda di registrazione del marchio comunitario denominativo CANNABIS per i prodotti delle classi 32 (birra), 33 (bevande alcoliche) e 42 (servizi di ristorazione); il marchio veniva registrato in data 16 aprile 2003. Successivamente la Klosterbrauerei Weissenoche Gmbh & Co. KG presentava una domanda di dichiarazione di nullità del marchio CANNABIS per i prodotti delle classi 32 e 33 in quanto descrittivo. La divisione di annullamento dell’UAMI dichiarava nulla la registrazione del suddetto marchio relativamente ai prodotti delle classi 32 e 33, ritenendo il marchio descrittivo. Il ricorso presentato dal Sig. Torresan contro tale decisione veniva respinto dalla seconda Commissione di ricorso dell’UAMI. Avverso la decisione della commissione di ricorso ricorreva il Sig. Torresan e si costituivano sia l’UAMI che il richiedente la nullità; il Tribunale di Primo Grado ha respinto il ricorso sulla base delle seguenti argomentazioni. L’art. 7 n. 1 lett. c) del regolamento 40/94 vieta la registrazione come marchio di segni o indicazioni che in commercio possono servire per “designare la specie, la qualità, la quantità, la destinazione, il valore, la provenienza geografica, ovvero l’epoca di fabbricazione del prodotto o di prestazione del servizio, o altre caratteristiche del prodotto o del servizio”. Tali segni descrittivi sono infatti inidonei ad assolvere la funzione di indicatore di origine inerente ai marchi. I segni e le indicazioni di cui all’art. 7 n. 1 lett. c) del regolamento n. 40/94 sono quelli che, in un uso normale dal punto di vista del pubblico destinatario, possono servire per designare, direttamente o tramite la menzione di una delle sue caratteristiche essenziali, il prodotto o il servizio per cui è richiesta la registrazione. Secondo una giurisprudenza ormai consolidata il segno è descrittivo quando presenta con i prodotti o servizi un nesso sufficientemente concreto e diretto da consentire al pubblico destinatario di percepire immediatamente una descrizione di una delle caratteristiche dei prodotti o servizi di cui si tratti. Nel caso di specie i prodotti in questione sono birra e bevande alcoliche; il pubblico destinatario è quindi costituito dal consumatore medio di questo tipo di prodotti. Nel presente contesto si tratta di determinare se il consumatore medio, normalmente informato e ragionevolmente avveduto, potrebbe pensare, alla vista di una bevanda contraddistinta dal marchio CANNABIS, che il marchio in questione costituisca una descrizione delle caratteristiche del prodotto. A tal proposito si rileva che esiste un rapporto concreto fra il segno CANNABIS ed alcune caratteristiche dei prodotti summenzionati; la cannabis è infatti abitualmente impiegata nella fabbricazione di numerosi prodotti alimentari, fra cui anche la birra ed alcune bevande e del resto il termine cannabis è un termine conosciuto in svariate lingue della Comunità Europea anche a causa della sua esposizione mediatica. Dette circostanze chiariscono che il consumatore medio, alla vista di una birra o di una bevanda alcolica recante il marchio CANNABIS percepirà immediatamente e senza altra riflessione una descrizione delle caratteristiche dei prodotti in causa, in particolare della cannabis che potrebbe costituirne uno degli ingredienti. L’argomento sostenuto dal ricorrente, seconco cui il segno CANNABIS costituirebbe un termine meramente evocativo, atto ad attrarre l’attenzione del consumatore e che può suscitare un’idea di piacere e di evasione, non può rimettere in discussione l’impressione descrittiva che il segno produce su quest’ultimo. In forza delle argomentazioni sopra descritte il Tribunale respinge il ricorso avverso la decisione della seconda commissione di ricorso dell’UAMI.

Fonte: www.curia.europa.eu