Vendita con segni mendaci (art. 474 c.p): la responsabilità penale sussiste anche se il marchio non è stato registrato o l’acquirente non è stato, in concreto, ingannato

La sentenza n. 25073/2010 del 2 luglio 2010 della seconda sezione penale della Cassazione ha stabilito che la vendita con segni mendaci è punibile ai sensi dell’art. 474 c.p. anche nel caso in cui il marchio non sia stato registrato ed anche se l’acquirente non risulti, in concreto, essere stato ingannato. Continua

Pubblicità su Internet: parola chiave identica ad un marchio registrato

Con la sentenza del 23 marzo 2010  la Corte di Giustizia, Grande Sezione, ha statuito sulla domanda di pronuncia pregiudiziale della Cour de Cassation (Francia) nelle cause riunite da C-236/08 a C-238/08, parti ricorrenti Google France, Google Inc, parti convenute Luois Vuitton Malletier (C-236/08), Viaticum SA, Luteciel SARL (C-237/08), Centre national de recherche en relation humaines (CNRRH) SARL, Pierre-Alexis Thonet, Bruno Raboin, Tiger SARL (C-238/08). Continua

Stretta del governo sui video in internet: occorre rispettare il diritto d’autore

Il decreto legislativo del governo sulla tv e sulla rete internet, arrivato in Parlamento il 13 gennaio, affida al Garante per le Comunicazioni un incisivo ruolo di controllo sul rispetto del diritto d’autore da parte dei siti web; dal 2010, pertanto, mettere su Youtube lo spezzone di un film o di una partita, potrebbe comportare richiami e sanzioni. Continua

Il marchio denominativo “CANNABIS” per birra e bevande alcoliche deve essere considerato come descrittivo, e dunque nullo, e non semplicemente allusivo

Il Tribunale di Primo Grado delle Comunità Europee si è pronunciato in data 19 novembre 2009 nella causa T-234/06 avente ad oggetto un ricorso proposto contro la decisione della seconda commissione di ricorso dell’UAMI 29 giugno 2006 relativa ad un procedimento di nullità del marchio denominativo CANNABIS. Continua

Vendita di prodotti industriali con segni mendaci

In una recente decisione (2 dicembre 2009) il Tribunale Penale di Bari ha avuto occasione di enunciare, in materia di delitti contro l’industria ed il commercio, il seguente principio di diritto:

Il reato di introduzione nello stato e commercio di prodotti con segni falsi previsto dall’art. 474 c.p. non può avere ad oggetto beni che costituiscono una mera imitazione figurativa di prodotti industriali, senza alcun marchio o altro segno distintivo della merce che risulti abusivamente riprodotto ovvero falsificato. Ai fini dell’integrazione dell’elemento oggettivo del suddetto reato ciò che rileva è esclusivamente la possibilità di confusione tra i marchi per la cui individuazione è sufficiente ma imprescindibile un raffronto tra i segni e non già quella tra i prodotti. In sostanza la prova dell’elemento materiale del delitto previsto dall’art. 474 c.p. richiede la dimostrazione in primo luogo della materiale esistenza, sui prodotti e sugli oggetti, di segni distintivi contraffatti (marchi riprodotti su etichette, confezioni o altri elementi di individuazione della provenienza del prodotto, ovvero direttamente sui prodotti contraddistinti dai marchi), non essendo sufficiente la pura imitazione di talune caratteristiche estetiche dei prodotti e dei beni riconducibili all’attività produttiva svolta dal titolare del segno distintivo registrato“.